Le Scalinate dell'Arte
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PREMESSA

Il nostro obiettivo è quello di condurre il visitatore alla scoperta delle diverse espressioni dell’arte contemporanea Messinese. Infatti, questo portale web permette al visitatore di accedere ad informazioni, immagini video ed audio, riguardanti l’offerta turistico-culturale sull’arte contemporanea della città. Inoltre, esso ambisce a divenire un incubatore d'arte contemporanea, per mezzo del quale sarà possibile associare ad ogni luogo, identificato da un grande valore nel campo storico, artistico e culturale, una particolare enfasi, rendendolo unico e carico di pathos. Cosa aspetti? Buona navigazione alla scoperta dell' arte contemporanea Messinese!


CONTENUTI IN EVIDENZA

L'isolato 430, insieme con il 432 ed il 444 formano una porzione di territorio sulla quale insistono alcune architetture preterremoto. Tali architetture sono state variamente trasformate, sopraelevate e modificate per adattarle alle esigenze dei nuovi fruitori. Tuttavia si riconosce la tipologia tipica della città ottocentesca in cui il piano terra è dedicato alle botteghe dotate di mezzanino al quale si accede da una scaletta interna ai vani bottega mentre nel piano superiore è il piano nobile. Nell'isolato 430 si riconoscono ancora le mensole dei balconi dei piani successivi che sono stati demoliti dopo il terremoto (anche se alcuni sono stati ripristinati).

La fontana venne realizzata dall’architetto messinese Cesare Falconieri nel 1842. Prima del terremoto del 1908 occupava lo spazio della Piazza Ottagona, oggi Filippo Juvarra, tuttavia, venne collocata nella sua attuale posizione solo nel 1957. L’opera,di impianto neoclassico e ricca di riferimenti all’opera del Montorsoli in città, è costituita da una vasca marmorea attorniata da quattro figure in ghisa poste su podi cubici. Le sculture hanno faccia di leone, uomo, delfino e grifone, e da esse sgorga l’acqua che ricade sulle eleganti tazze sottostanti. Al centro della vasca è posto un basamento a croce, decorato da festoni, dal quale si erge una stele istoriata da festoni e grottesche di impronta manierista. La stele è sormontata da un bel capitello con motivi floreali su cui è posta una tazza ellittica, dal quale si erge un capitello con motivi acantifori e che, a sua volta, regge una coppa più piccola da quale si alza un pennacchio composto da due conchiglie e motivi floreali.

Il cinema sonoro nasce a Messina. Si deve a Giovanni Rappazzo, classe 1893, l’invenzione che ha rivoluzionato la cinematografia mondiale, la scoperta che ha aperto la via ai capolavori della storia del mezzo filmico. L’idea della "pellicola a impressione contemporanea di immagine e suoni" viene al giovane Rappazzo proprio nella città dello Stretto, dove, sulle macerie del terribile sisma del 1908, nasce quattro anni dopo l’Eden Cinema Concerto, a fianco del viale San Martino, fra i baraccamenti del quartiere Lombardo: qui, nella cabina di proiezione, lavora Luigi, il fratello di Giovanni, e, qui, iniziano le sperimentazioni del geniale messinese. 
Occorrerà tuttavia aspettare il 1921, e il trasferimento di Rappazzo a Genova perché il brevetto della sua invenzione venga depositato, senza che la paternità dell’invenzione venga mai riconosciuta al legittimo autore. La sua brillante scoperta, da cui sarebbe nato il cinema sonoro, non trovò mai, infatti, i finanziamenti necessari e, per mancanza di fondi, il brevetto finì per scadere e l’invenzione venne perfezionata e sfruttata dagli americani, che di fatto se ne appropriarono. 
Rappazzo continuò a proporre la sua invenzione, chiamata Elettrocinefono, sia in Italia che all’estero, suscitando anche l’interesse della stampa e degli addetti ai lavori, non riuscendo però a rinnovare i brevetti. Fu costretto così ad abbandonare il grande sogno di far nascere un’industria cinematografica tutta italiana, cosa che invece avvenne negli Stai Uniti, con i Warner e i Fox, seguiti da tutte le altre case cinematografiche hollywoodiane che svilupparono un’industria destinata ad essere la prima nel mondo.
 

Realizzato in occasione del Giubileo del 2000, il museo raccoglie una preziosa collezione, espressione del genio creativo degli orafi e argentieri operanti a Messina. Capolavoro assoluto dell’esposizione è la Manta d’Oro, la preziosa coperta dell’icona bizantina raffigurante la Madonna della Lettera di cui una copia si trova oggi sull’altare maggiore della cattedrale. L’a Manta è stata realizzata dall’orafo fiorentino Innocenzo Mangani tra il 1661 e il 1668, su commissione del Senato Messinese.

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