Opere - Letteratura

Ambientati in un antico villaggio di pescatori, da cui prende nome l’intera raccolta, i racconti di Acqualadrone di Eugenio Vitarelli evocano il mondo delle contrade marinare dello Stretto, attraverso i suoi luoghi e i suoi protagonisti, le sue memorie e i suoi miti. Uscita per la prima volta nel 1988, la raccolta è stata ripubblicata nel 2013 dalla casa editrice messinese Mesogea, con l’aggiunta del racconto La chiurma, apparso nel 1992.   

Condotta all’insegna di una indagine sui luoghi della terra natale dell'autore, la scrittura di Marta d’Elicona contamina trasfigurazione romanzesca e dimensione antropologica, raccontando la storia di una pastorella guaritrice tra i boschi dei Nebrodi. Al centro della vicenda, dal sapore mitico, c’è la figura femminile di Marta, figlia del pastore Gregorio Sprina, e della sua famiglia, raccontata sullo sfondo di una società arcaica che cede progressivamente all’invasione di nuovi costumi e abitudini. 

Fondata da Guglielmo Jannelli, Luciano Nicastro e Vann’Antò (al secolo Giovanni Antonio Di Giacomo), «La Balza Futurista» esce in tre numeri, il 10 e il 27 aprile e il 12 maggio 1915. È una rivista che accoglie la carica rivoluzionaria propria del giornalismo militante in un momento di assoluto vuoto editoriale per ciò che concerne la pubblicazione di fogli futuristi e che è destinata a rappresentare l’organo ufficiale del movimento pur derogando, attraverso consapevoli trasgressioni, dall’ortodossia marinettiana, conservando una specificità attinente al complesso e originale fenomeno storico-letterario dell’avanguardia siciliana, e messinese in particolare.

Romanzo autobiografico, scritto tra il 1931 e il 1933 ma uscito solo cinquant’anni dopo (Milano, Rizzoli, 1983), La città e la selva è la principale opera del filosofo e scrittore messinese Guido Ghersi, che riflette nelle pagine della narrazione le proprie convinzioni storiche, filosofiche e religiose. Il luogo in cui sono ambientate le vicende del protagonista, Antonino Leto, è la Messina del 1918, ancora impegnata, dieci anni dopo il terremoto, nella difficile opera della ricostruzione. 

Alla potente vocazione poetica, destinata a rendere la voce cattafiana una delle più significative del Novecento letterario, si aggiunge una meno nota ambizione al reportage giornalistico, testimoniata da alcune prose che, come questa, svelano l’abilità del poeta barcellonese nell’attraversamento di spazi e atmosfere restituiti nei termini di un avventuroso viaggio. Pensato per l’introduzione ad un libro fotografico dell’Automobile Club d’italia (1961), Lo Stretto di Messina e le Eolie presenta, inoltre, molteplici punti di contatto con la produzione poetica ispirata a quei luoghi, in un affascinante gioco di echi e risonanze.

La lirica fa parte della raccolta d’esordio Acque e terre (1930), uscita a Firenze per le edizioni di «Solaria». Vento a Tindari, ispirata ad uno dei luoghi d’infanzia del poeta, contiene gli stessi motivi che animano le altre poesie ospitate nel volume, identificabili in una potente nostalgia della terra siciliana. In tutta la raccolta, trasfigurati dal doppio filtro della memoria e dell’invenzione letteraria, personaggi e ambienti che popolano l’autobiografia quasimodiana, a partire dalla figura materna e dalla casa, divengono simboli di un mondo mitico, attinto con una parola carica di timbri magici ed evocativi. Ad assalire il poeta è anche un altro ricordo, quello del caro amico Salvatore Pugliatti, evocato insieme ai compagni degli anni messinesi. 

La trama narrativa del romanzo, caratterizzato da un’originalità provocatoria evidente già dal titolo, è ambientata a Roma e demistifica, attraverso le vicende e i personaggi di una saga familiare contemporanea, miti e stereotipi della nostra società. Tra questi, il “miracolismo” d’accatto, la macchina dello star system a tutti i costi, certi non-sense della galassia mediatica cui la vita reale toglie la maschera. Il protagonista è un “messia” involontario, il giovane surfista senza arte né parte Milhouse Giordano, che, al risveglio da una movimentata Notte Bianca, si ritrova, suo malgrado, destinatario di un potere tanto eccelso quanto ambiguo. 

Oggetto di una vasta e stratificata attenzione critica, Il sorriso dell’ignoto marinaio è il romanzo dell’universo consoliano più noto al grande pubblico. L’autore si cimenta con il passaggio dai Borboni ai Savoia in Sicilia, descrivendo, attraverso la rivolta dei contadini di Alcara Li Fusi, il dramma sociale e storico degli ultimi, i vinti di verghiana memoria. Protagonista della narrazione è il barone di Mandralisca, l’erudito Enrico Pirajno, ma alla vicenda principale si intreccia quella di un misterioso quadro, un ritratto d’ignoto attribuito ad Antonello da Messina.  

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