Alfredo Santoro

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Alfredo Santoro nasce a Messina nel 1939, e inizia a esporre moto presto, come molti altri artisti della sua generazione. E’ il 1955, appena diplomatosi al Liceo Artistico di Reggio Calabria, Santoro è presente con le sue opere in diverse collettive e pubblici concorsi, quali la “Tavolozza d’oro” organizzata dalla galleria del Fondaco. Il suo stile è inizialmente influenzato dall’espressionismo tedesco e dall’accesso colorismo dei fauves, tuttavia la sua originalità lo definisce da subito come un autodidatta (Pugliatti 2009). La prima personale risale al 1965, presso il palazzo della Provincia ed è curata dal critico Giuseppe Miligi. E’ un esordio che condensa già i caratteri di tutta la sua arte: surreale, fantastica, sottilmente narrativa. Un bestiario onirico di animali, creature, simboli e segni dell’inconscio si muove liberamente dentro lo spazio dipinto in un racconto narrato per assemblaggi d’immagini. Tuttavia Santoro si definisce un pittore della realtà, anche se di una realtà elaborata e reinterpretata che egli lavora e rimescola nel suo potente inconscio creativo. Per tutta la sua carriera, egli manterrà centrale questo rapporto con il mondo esterno, di volta in volta più stretto o sciolto, animato da energie oniriche o più sensualmente vibranti. Negli anni ’70 il dato surreale incrocerà nella produzione grafica il collage e un certo assemblagismo pop vicino a Rauschenberg (Previti 2008), altro nume tutelare di Santoro, che sempre guarderà a ogni influsso sempre dalla sua solida posizione di artista mediterraneo. Durante glia anni ’80 affronta il tema del paesaggio (Paesaggio eoliano, 1988), riuscendo a sintetizzare secondo la sua personale cifra stilistica, le suggestioni del cubismo, del surrealismo e di molti altri protagonisti delle avanguardie storiche che l’artista mescola, cita e reinterpreta con assoluta libertà, pur dentro il riferimento al dato del paesaggio, mediterraneo naturalmente. Durante gli anni ’90 i suoi paesaggi marini (Pesca notturna, 1991) smarriscono la propria oggettività in un contesto sempre più irrazionale (Pugliatti 2004), e sempre più vicino ai temi e ai simboli dell’inconscio, con visioni notturne cariche di un’energia onirica, spazialmente e cromaticamente liberi di impaginare l’immagine secondo la forza preminente del suo colorismo. La vena astratta e surreale prevale dagli anni 2000 in poi, saldandosi con il leitmotiv mediterraneo di tutta la sua produzione (Giardini Mediterranei, 2004), grazie ad una chiara e distinta energia luminosa che rischiara le composizioni (Giannetto 2004). Artista veterano dalla carriera lunghissima, costellata da una fervida attività eterogenea di mezzi e tecniche (Murales di Rodi Milici 1987, illustrazioni per l’Almanacco Siciliano, 2001), Santoro è sicuramente tra gli artisti messinesi più interessanti della sua generazione.

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