Street Art a Messina

Un viaggio tra gli interventi artistici, anarchici, abusivi e autorizzati per le strade della città di Messina.

Distrart_Lorenzo Cassarà: “Cura ut Valeas”, 2015.

La gigantografia è tratta da una foto di Lorenzo Cassarà scattata dalla vertigonosa stele della Madonnina. Una visuale inedita del forte San Salvatore e del “landmark mariano”, il principale riferimento spaziale ed estetico della città di Messina. Le questioni dell’identità sociale e culturale delle comunità sono al centro dei reportage di Cassarà, da anni attento osservatore e organizzatore di performance e istallazioni in cui l’occhio fotografico indaga i caratteri e le forme psicologiche degli abitanti di varie località siciliane. Il titolo “Cura ut Valeas” è una locuzione latina che significa “Fai in modo di star bene”, usata generalmente come formula di chiusura di una lettera, “Stammi bene”, un invito e un saluto per i viaggiatori del tram che restituisce la genuina tensione sociale dell’arte di Cassarà,

Distrart_Gabriella Davì: Colapesce, 2015.

Colapesce, ovvero Nicola Pesce, era un giovane e temerario pescatore innamorato del mare. La sua leggenda ha numerosissime varianti tante quante sono le patrie che si contengono la sua nascita. Messina è una di quelle, e forse l’ambientazione più plausibile della struggente storia di questo uomo pesce che seguendo il re Federico II in un rilancio di scommesse finì nel fondo del mare per recuperare un monile d’oro, gettato a mò di sfida dal monarca. Giunto nelle profondità marine, Colapesce avrebbe trovato le tre colonne che reggono la Sicilia, metafora perfetta dei tre capi dell’Isola Lilibeo, Passero e Peloro. Notando che una di esse fosse in procinto di spezzarsi decise di rimanere negli abissi sostituendosi ad essa. In questa pensilina Gabriella Davì racconta il mito con grande semplicità, unendo un segno grafico sintetico e fiabesco a poche misurate parole che restituiscono la dimensione orale di questo mito.

Distrart_Rosario Catrimi: Don Giovanni D’Austria, 2015.

Don Giovanni d'Austria (Ratisbona, 1547 – Bouges, 1578), fu condottiero e diplomatico spagnolo. Figlio naturale dell'imperatore Carlo V, fu a capo della spedizione della Santa Lega che distrusse i turchi nella celebre battaglia navale di Lepanto, nel 1571. Quello fu un anno straordinario per la città di Messina che ospitò più di trentamila tra soldati, funzionari e dignitari delle maggiori potenze politiche dell'epoca in attesa di prendere il largo verso le coste della Grecia. Tra di loro vi era anche Giovanni D'Austria, ancora oggi celebrato dalla statua in bronzo di Andrea Calamech di Via Lepanto (1572). Reinterpretando i magnifici motivi decorativi della corazza del condottiero effigiato dal Calamech, Rosario Catrimi realizza un ritratto dalla grande intensità psicologica: curvo, con lo sguardo profondo ed enigmatico, questo “Don Giovanni a riposo” sembra rivolgere molteplici domande al viaggiatore in attesa del tram.

Distrart_Daniele Battaglia: “Gommone e Immigrazione”, 2015.

In un surreale quanto paradossale ossimoro, settimanalmente, spesso anche contemporaneamente, sulle banchine del porto di Messina sbarcano i turisti croceristi e i migranti salvati nel Mediterraneo dalle grigie navi delle Marine Militari europee. Al centro di questo mare, la Sicilia vive da millenni i flussi migratori e le dominazioni che hanno plasmato la sua storia e la sua cultura. Milioni di siciliani hanno lasciato questa terra tra XIX e XX secolo, in una diaspora che oggi il canotto e il piccolo transatlantico di Daniele Battaglia ricordano assai bene in una comune quanto esplicita iconografia sociale.

Distrart_Claudio Piccini: “L’onda”, 2015.

L’Onda di Piccini è un’onda fantastica, di quelle che i surfisti siciliani sognano la notte, o a Ferragosto sul mare immobile e pigro, quando incredibili albe arrossano il Tirreno giocando con le gobbe e le curve delle Isole Eolie, perle di questo mare. Alla Stazione di Messina il pittore scuote il giorno del viaggiatore con un’immagine carica di energia naturale, di voglia di cambiare e scuotere il ritmo meccanico della metropoli con i riferimenti archetipici e psicologici di un paesaggio pieno di forze silenziose struggenti.

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