PREMESSA
Il nostro obiettivo è quello di condurre il visitatore alla scoperta delle diverse espressioni dell’arte contemporanea Messinese. Infatti, questo portale web permette al visitatore di accedere ad informazioni, immagini video ed audio, riguardanti l’offerta turistico-culturale sull’arte contemporanea della città. Inoltre, esso ambisce a divenire un incubatore d'arte contemporanea, per mezzo del quale sarà possibile associare ad ogni luogo, identificato da un grande valore nel campo storico, artistico e culturale, una particolare enfasi, rendendolo unico e carico di pathos. Cosa aspetti? Buona navigazione alla scoperta dell' arte contemporanea Messinese!
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L'isolato 134, lungo la via Risorgimento costituisce una delle sopravvivenze preterremoto della città di Messina. Anche questo si presenta totalmente ricoperto da intonaco così da non manifestare la sua vetustà. Tuttavia la forma e la disposizione delle finestre ne denunciano l'epoca di realizzazione successiva all'adozione del Piano Regolatore Morabello-Spadaro-Benincasa che pianificava tutta l'area a sud di Piazza Cairoli.
L’isolato V della palazzata ha una destinazione d’uso mista, commerciale nelle botteghe al piano terreno e residenziale ai piani superiori. L’edificio si manifesta secondo quattro fronti dei quali i minori sono disegnati secondo lo stesso schema, prevedendo la presenza di un balcone/loggia in posizione centrata rispetto allo sviluppo della facciata e delle partiture delle specchiature ad intonaco che rispondono ad un principio di specularità. I prospetti maggiori invece, pur se molto simili tra loro, presentano significative differenze.
Opera da subito additata come oscena, oggetto di critiche approssimative e piuttosto sterili, nonostante il primitivo rifiuto inizia a risuonare per la profondità delle riflessioni che da essa scaturiscono. Al fine di comprendere meglio questo lavoro, dall’indubbia carica esplicita e grottesca, pare corretto riportare le parole di NemO’S, che più di ogni altre chiariscono il senso di quest’iconica denuncia sociale: “Samia Yusuf Omar, è una ragazza del Mogadiscio, nata nel 1991, che nel 2007 partecipa alle Olimpiadi di Pechino diventando così un simbolo di riscatto per tutte le donne somale. Sognando le Olimpiadi di Londra e la libertà scappa dall’oppressione dell’integralismo e intraprende un viaggio di ottomila chilometri a piedi, attraversando il deserto del Sahara per raggiungere, dalla Libia, le coste dell’Italia. Samia Yusuf Omar è annegata, a largo di Lampedusa. “Without name” è per lei e per tutte quelle migliaia di persone che non hanno mai raggiunto la costa, di cui non si parla mai abbastanza, di cui ci si dimentica troppo facilmente. Con questi quattro corpi nudi ho rappresentato tramite una metafora surreale le modalità in cui giornali e dibattiti politici trattano con totale e assurda incoscienza il tema delle morti in mare. Nella tragicità della morte, la parte malata ed egoista della nostra società, con un gesto assolutamente normale e spensierato, prende i corpi dal mare e li stende nudi come panni ad asciugare; come se il problema di queste persone fosse essere bagnate e non essere affogate. Quello che ho disegnato è una situazione folle e pervasa di egoismo dove le morti nel mare passano in secondo piano per lasciare spazio a discussioni sterili su quanto i migranti possano creare più o meno disagio alla nostra condizione. Il pensiero più comune non è la ricerca di soluzioni alle morti del mare ma ai i potenziali problemi che derivano dalla migrazione. Non si parla di fermare la guerra civile in Libia o di trovare delle soluzioni alternative ai disastrosi viaggi sulle carrette del mare ma ci si preoccupa della diminuzione dei posti di lavoro e che la nostra realtà apparentemente perfetta non venga intaccata. Troppe volte l’uomo si ferma a guardare la semplice apparenza, crea dibattiti forvianti spostando la centralità del discorso e non si pone il problema di riflettere sulla realtà delle cose. Davanti all’immagine di quattro corpi nudi appesi ad asciugare, molte persone si sono concentrate ad additare l’oscenità dei peni al vento e non si è fermata nemmeno per un istante sul reale significato. Si è addirittura avuto il coraggio di parlare di violenza urbana in riferimento al disegno, in una città come Messina, in un paese come l’Italia dove gli illeciti dell’abusivismo edilizio e della mafia sono ovunque. Se la gente riflettesse e pensasse in maniera diversa si lamenterebbe del palazzinaro o della politica non di un disegno, cercherebbe soluzioni per le migliaia di morti in mare e non rimarrebbe in egoistico silenzio.
È lo storico shop etnico di Messina. Pur non essendo un maker, ma solo un rivenditore, Sanuk spesso accoglie tra i suoi scaffali i numerosi makers amatori e professionisti della città.





