PREMESSA
Il nostro obiettivo è quello di condurre il visitatore alla scoperta delle diverse espressioni dell’arte contemporanea Messinese. Infatti, questo portale web permette al visitatore di accedere ad informazioni, immagini video ed audio, riguardanti l’offerta turistico-culturale sull’arte contemporanea della città. Inoltre, esso ambisce a divenire un incubatore d'arte contemporanea, per mezzo del quale sarà possibile associare ad ogni luogo, identificato da un grande valore nel campo storico, artistico e culturale, una particolare enfasi, rendendolo unico e carico di pathos. Cosa aspetti? Buona navigazione alla scoperta dell' arte contemporanea Messinese!
CONTENUTI IN EVIDENZA
Tra le cappelle più belle del Cimitero, l’edificio fu realizzato dall’architetto Vincenzo Vinci 1919 su un lotto concesso alla ricca famiglia di armatori mercantili Pierce, nel 1916. In stile eclettico neo romanico, ricco di marmi, bassorilievi e colonne, l’interno della cappella è decorato da bellissimi stucchi, e motivi floreali, cari al movimento liberty, nonché degli affreschi, della cupola, con La Speranza, Giustizia, Fede e Carità del pittore Salvatore De Pasquale.
Al centro del grande triangolo, d’impianto classicista come tutto l’edificio, una figura femminile con diadema, tridente e scettro rappresenta Messina, Regina del Peloro. Il busto frontale e ieratico che emerge dalle acque impersonifica la potenza della città tra le due sponde dello Stretto, rappresentate dalle sirene Scilla e Cariddi, muscolari e sinuose creature. Immagine debitrice sia dell’iconografia marina inventata dal Montorsoli nelle sue bellissime fontane cittadine sia dai delfini della monetazione greca, il frontone è modernamente diviso in tre parti in funzione statico architettonica e, probabilmente, simbolica, a difesa di futuri sconvolgimenti tellurici.
Opera da subito additata come oscena, oggetto di critiche approssimative e piuttosto sterili, nonostante il primitivo rifiuto inizia a risuonare per la profondità delle riflessioni che da essa scaturiscono. Al fine di comprendere meglio questo lavoro, dall’indubbia carica esplicita e grottesca, pare corretto riportare le parole di NemO’S, che più di ogni altre chiariscono il senso di quest’iconica denuncia sociale: “Samia Yusuf Omar, è una ragazza del Mogadiscio, nata nel 1991, che nel 2007 partecipa alle Olimpiadi di Pechino diventando così un simbolo di riscatto per tutte le donne somale. Sognando le Olimpiadi di Londra e la libertà scappa dall’oppressione dell’integralismo e intraprende un viaggio di ottomila chilometri a piedi, attraversando il deserto del Sahara per raggiungere, dalla Libia, le coste dell’Italia. Samia Yusuf Omar è annegata, a largo di Lampedusa. “Without name” è per lei e per tutte quelle migliaia di persone che non hanno mai raggiunto la costa, di cui non si parla mai abbastanza, di cui ci si dimentica troppo facilmente. Con questi quattro corpi nudi ho rappresentato tramite una metafora surreale le modalità in cui giornali e dibattiti politici trattano con totale e assurda incoscienza il tema delle morti in mare. Nella tragicità della morte, la parte malata ed egoista della nostra società, con un gesto assolutamente normale e spensierato, prende i corpi dal mare e li stende nudi come panni ad asciugare; come se il problema di queste persone fosse essere bagnate e non essere affogate. Quello che ho disegnato è una situazione folle e pervasa di egoismo dove le morti nel mare passano in secondo piano per lasciare spazio a discussioni sterili su quanto i migranti possano creare più o meno disagio alla nostra condizione. Il pensiero più comune non è la ricerca di soluzioni alle morti del mare ma ai i potenziali problemi che derivano dalla migrazione. Non si parla di fermare la guerra civile in Libia o di trovare delle soluzioni alternative ai disastrosi viaggi sulle carrette del mare ma ci si preoccupa della diminuzione dei posti di lavoro e che la nostra realtà apparentemente perfetta non venga intaccata. Troppe volte l’uomo si ferma a guardare la semplice apparenza, crea dibattiti forvianti spostando la centralità del discorso e non si pone il problema di riflettere sulla realtà delle cose. Davanti all’immagine di quattro corpi nudi appesi ad asciugare, molte persone si sono concentrate ad additare l’oscenità dei peni al vento e non si è fermata nemmeno per un istante sul reale significato. Si è addirittura avuto il coraggio di parlare di violenza urbana in riferimento al disegno, in una città come Messina, in un paese come l’Italia dove gli illeciti dell’abusivismo edilizio e della mafia sono ovunque. Se la gente riflettesse e pensasse in maniera diversa si lamenterebbe del palazzinaro o della politica non di un disegno, cercherebbe soluzioni per le migliaia di morti in mare e non rimarrebbe in egoistico silenzio.
Gli anni al contrario, uscito per Einaudi a gennaio 2015, racconta la storia d’amore tra Aurora e Giovanni, due giovani universitari messinesi che s’incontrano alla fine degli anni Settanta ma, quando vanno a vivere insieme, non riescono a reggere la fatica della quotidianità, la frustrazione delle ambizioni e persino il tradimento della Storia, che finisce per travolgerli con tutto il mondo da essi fantasticato. Roberto Saviano lo ha definito «un racconto senza fondo, che stringe la schizofrenica storia italiana al pulsare dei sentimenti».





