Lillo Messina: Isola vagabonda,1989.

Artista: 
Testo Ridotto: 

L’opera debutta nel 1989 alla mostra personale In viaggio con Ulisse presso la galleria romana La Gravida.  Soggetto dell’olio è una delle grandi boe della rada San Francesco, storico approdo dei traghetti privati che collegano le due sponde dello Stretto di Messina.  La tela di grandi dimensioni, coerentemente con le altre dello stesso periodo, affronta il tema del mare con una pittura realista e simbolica di grande impegno tecnico, pregna di un senso meditativo e nostalgico chiaramente legato alle origini siciliane dell’artista. 

Testo Medio: 

L’opera debutta nel 1989 alla mostra personale In viaggio con Ulisse presso la galleria romana La Gravida.  Soggetto dell’olio è una delle grandi boe della rada San Francesco, storico approdo dei traghetti privati che collegano le due sponde dello Stretto di Messina.  La tela di grandi dimensioni, coerentemente con le altre dello stesso periodo, affronta il tema del mare con una pittura realista e simbolica di grande impegno tecnico, pregna di un senso meditativo e nostalgico chiaramente legato alle origini siciliane dell’artista. Elementi come le due chiavi, l’uccellino e la pianta al centro della boa, sono tipici dell’opera di Messina fin da suoi esordi: oggetti allusivi ed enigmatici che con la loro presenza amplificano il valore psicologico dell’immagine. L’isola vagabonda è in realtà una boa che si potrebbe realmente credere un’isola: al centro vi cresce un ciuffo d’erba, simbolo della vita e della natura. Di fatto, il rapporto dell’uomo con il mare è centrale della pittura di Messina per tutti gli anni ’80: spiagge ingombre di lamiere, rifiuti, boe, barche, scafandri di palombari, catene d’ancora, guard rail accartocciati e brucati dal sole popolano la produzione del periodo. Non c’è però una denuncia urlata, esplicita, Messina s’interroga sull’uomo contemporaneo e le tracce della sua presenza, rarissima è la figura umana nelle sue opere, senza mai tradire la pulizia e l’equilibrio formale della sua pittura.  Il suo punto di vista è quello dell’uomo che passeggia sul litorale nella piena luce meridiana tipica dello Stretto di Messina, imbattendosi nelle disordinate e dissonanti manifestazioni di un quotidiano carico di possibili meditazioni metafisiche.  Tuttavia l’inquietudine di De Chirico non c’è, prevale una prospettiva realista, persuasa della bellezza degli elementi naturali analiticamente tradotti in una pittura lenticolare che con sguardo innamorato coglie tutte le variazioni luminose e materiche di una boa bianca immersa nel blu del mare. 

Testo Esteso: 

L’opera debutta nel 1989 alla mostra personale In viaggio con Ulisse presso la galleria romana La Gravida.  Soggetto dell’olio è una delle grandi boe della rada San Francesco, storico approdo dei traghetti privati che collegano le due sponde dello Stretto di Messina.  La tela di grandi dimensioni, coerentemente con le altre dello stesso periodo, affronta il tema del mare con una pittura realista e simbolica di grande impegno tecnico, pregna di un senso meditativo e nostalgico chiaramente legato alle origini siciliane dell’artista. Elementi come le due chiavi, l’uccellino e la pianta al centro della boa, sono tipici dell’opera di Messina fin da suoi esordi: oggetti allusivi ed enigmatici che con la loro presenza amplificano il valore psicologico dell’immagine. L’isola vagabonda è in realtà una boa che si potrebbe realmente credere un’isola: al centro vi cresce un ciuffo d’erba, simbolo della vita e della natura. Di fatto, il rapporto dell’uomo con il mare è centrale della pittura di Messina per tutti gli anni ’80: spiagge ingombre di lamiere, rifiuti, boe, barche, scafandri di palombari, catene d’ancora, guard rail accartocciati e brucati dal sole popolano la produzione del periodo. Non c’è però una denuncia urlata, esplicita, Messina s’interroga sull’uomo contemporaneo e le tracce della sua presenza, rarissima è la figura umana nelle sue opere, senza mai tradire la pulizia e l’equilibrio formale della sua pittura.  Il suo punto di vista è quello dell’uomo che passeggia sul litorale nella piena luce meridiana tipica dello Stretto di Messina, imbattendosi nelle disordinate e dissonanti manifestazioni di un quotidiano carico di possibili meditazioni metafisiche.  Tuttavia l’inquietudine di De Chirico non c’è, prevale una prospettiva realista, persuasa della bellezza degli elementi naturali analiticamente tradotti in una pittura lenticolare che con sguardo innamorato coglie tutte le variazioni luminose e materiche di una boa bianca immersa nel blu del mare. Partito da una pittura cromaticamente e tematicamente più inquieta, nel penultimo decennio del XX secolo Messina approda letteralmente al tema del mare che diventa definitivamente il fulcro tema della sua pittura. Nato a Paradiso, borgo di pescatori a pochi chilometri dal centro della città dello Stretto, figlio di un’intera generazioni di marinai, Messina si trasferisce appena ventenne a Roma per studiare pittura. L’ambiente romano e le suggestioni delle elaborazioni concettuali degli anni ’70 non sembrano scalfire il percorso di un artista che prioritariamente rimane interessato al dato tecnico, al mestiere (Orsina 89) che raffina e alimenta in una personale mitologia di paesaggi e simboli pienamente matura proprio a partire dagli anni ’80. In Viaggio con Ulisse, la mostra che presenta per la prima volta L’isola Vagabonda, è una compiuta antologia del suo immaginario surreale tra minuscoli e non meglio identificati aggeggi da pesca, metà attrezzo metà rifiuto, e spiagge dall’inconfondibile sapore siciliano. L’artista trova nel paesaggio costiero e nel mare la musa di una pittura rigorosa intellettualmente ed emotivamente agganciata al mito dei luoghi natii che coglie senza drammi, anche nella realtà apparentemente più umile e degradata. Si tratta di una visione a quota zero, a livello del mare, nostalgicamente poetica ma già carica di quella meditazione che a partire dal decennio successivo si trasformerà ancora, mutando in immaginifici e sgargianti paesaggi marini serialmente organizzati intorno a isole a forma di falce, scogli e faraglioni colti da un punto di vista definitivamente intellettualizzato.

Galleria Immagini: 

Isola Vagabonda,1997.

  • Lillo Messina: Isola Vagabonda,olio su tela,197 x 250 cm, 1989.
Credits: 
Da: Lillo Messina. In viaggio con Ulisse, Catalogo della Mostra alla Galleria La Gravida di Roma, a cura di R. Civello – D.Guzzi, La Gravida ed., Roma 1989.
Gallerie Immagini Secondarie: 

Galleria Opere Lillo Messina

  • Lillo Messina: Echi remoti, 2006, olio su tela, 100 x 100 cm.
  • Lillo Messina: Eoliano, 2007, olio su tela, 135 x 150 cm.
  • Lillo Messina: La trentasettesima isola, 2007, olio su tela, 197 x 205 cm.
  • Lillo Messina: Penisola atlantica, 2002, olio su tela, 100 x 100 cm.
  • Lillo Messina: Punta rossa, 2004, olio su tela, 100 x 100 cm.
  • Lillo Messina: Scogliera a Kimolos, 2007, olio su tela, 135 x 150 cm.
  • Lillo Messina: Transiti e approdi, 2007, olio su tela, 100 x 150 cm.
Credits: 
Courtesy Lillo Messina
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