Giuseppe Lo Cascio

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Giuseppe Lo Cascio è uno dei progettisti che operano nel corso della ricostruzione di Messina a seguito del disastro sismico del 1908. Di lui non si sa molto perché non fa parte della schiera di progettisti che arrivano nella città post terremoto attirati dai facili guadagni. Nell’intento di ristabilire gli indispensabili presidi istituzionali necessari per il funzionamento amministrativo della città distrutta dal sisma, lo Stato promulga il 13 luglio 1910 la legge n.466, che stanzia un fondo necessario per la realizzazione di tali edifici. Giuseppe Lo Cascio riceve l’incarico all’interno di una logica secondo la quale i progetti degli edifici pubblici più importanti da realizzarsi in città, dovevano essere attribuiti a progettisti di chiara fama come stabilito dalla legge 28 luglio 1911. E’ così che all’architetto Vittorio Mariani è affidato il progetto dell’edificio delle poste, a Cesare Bazzani la prefettura, a Mariano Cannizzaro l’Intendenza di Finanza, a Marcello Piacentini il tribunale, ad Antonio Zanca il municipio, a Camillo Puglisi Allegra la Galleria V. Emanuele, a Giuseppe Castrogiovanni l’edificio del Genio Civile e all’ingegner Lo Cascio - che presta servizio come funzionario del Genio Civile - è attribuito l’incarico di progettare, l’is. 300 del PR di Messina, che si sovrappone parzialmente all’area occupata precedentemente dalla dogana. Sull’area progetta la Regia Dogana, ultimata nel 1914, costituita da una successione di essenziali corpi di fabbrica le cui decorazioni sono limitate alle cornici e a sporadici elementi. Gli ampi spazi di pertinenza sono recintati con cancellate, costituite da quadrelli di metallo uniti con fascette e chiodature, il cui articolato stile floreale sembra contraddire la scarna essenzialità dei fabbricati in cui la decorazione si limita.