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PREMESSA

Il nostro obiettivo è quello di condurre il visitatore alla scoperta delle diverse espressioni dell’arte contemporanea Messinese. Infatti, questo portale web permette al visitatore di accedere ad informazioni, immagini video ed audio, riguardanti l’offerta turistico-culturale sull’arte contemporanea della città. Inoltre, esso ambisce a divenire un incubatore d'arte contemporanea, per mezzo del quale sarà possibile associare ad ogni luogo, identificato da un grande valore nel campo storico, artistico e culturale, una particolare enfasi, rendendolo unico e carico di pathos. Cosa aspetti? Buona navigazione alla scoperta dell' arte contemporanea Messinese!


CONTENUTI IN EVIDENZA

L’attività del Teatro Sperimentale di Messina viene inaugurata nel 1936, nell’ambito del GUF locale, con la direzione di Enrico Fulchignoni. Gli succederanno dal 1939 Adolfo Cùzari e, nelle ultime due stagioni, Heros Cùzari, sino al 1942, quando cala il sipario su una delle pagine più importanti della storia della vita culturale messinese. Con una fisionomia propria rispetto ad esperienze analoghe, lo Sperimentale di Messina attinge ad un repertorio leggendario e popolare, siciliano e internazionale, mettendo in scena spettacoli che utilizzano testi di Pirandello e Capuana, ma anche di O’ Neill, Cechov, Wilder, oltre che i classici, da Euripide e Plauto a Goldoni, e molti altri, spaziando dalla danza al teatro giapponese, dalla poesia agli adattamenti da Zavattini.  

A Fulchignoni si deve il manifesto fondativo di quell’esperienza che, con l’obiettivo di riflettere criticamente sull’arte teatrale, crea attorno allo Sperimentale un vivace dibattito sulla drammaturgia e sull’istituto registico, coinvolgendo il pubblico di spettatori. «Il Teatro non è solo poesia, non solo pittura o musica, ma qualcosa di più di tutto questo che vive esclusivamente in una sintesi: quella della ribalta», scrive Fulchignoni. In questo laboratorio innovativo, aperto alla città e caratterizzato dalla vivacità di iniziative proposte, che raccoglie attorno a sé giovani e studenti, prendono forma le straordinarie intuizioni di Enrico Fulchignoni, destinato a divenire uno dei protagonisti del teatro italiano novecentesco, ma qui inizia anche la carriera artistica di figure come quelle di Mario Landi, poi divenuto popolare regista televisivo, e Adolfo Celi, regista e attore di richiamo internazionale, o di Turi Vasile e Mauro Francini.   

Le regie, stagione dopo stagione, furono curate dallo stesso Fulchignoni e da Heros Cùzari, da Mario Landi e Adolfo Celi, ma anche da Francesco Passanti, Corrado Ribaudo, Oreste Palella, Francesco Tropeano, Anna Ribaudo, Saverio Toldonato, Felice Racchiusa. Scenografi e costumisti furono Daniele Schmidt, Carmelo Bonanno, Giuseppe Bonsignore, Vincenzo Terranova, Domenico Bologna, Maria Signorelli. Tantissimi i nomi dei messinesi che si misero alla prova come attori, facendone, in alcuni casi, una vera e propria professione.

Dopo l’esperienza tragica della guerra, il secondo Teatro Sperimentale messinese prese vita per iniziativa di un gruppo di continuatori, che si riunirono nel nucleo promotore della “Corda Fratres” universitaria, fondando una compagnia della quale furono registi Felice Racchiusa, Giovanni Lazzaro, Nino Cacìa, Vittorio e Riccardo Sgroi. L’attività fu inaugurata il 2 giugno del 1948 presso il Salone della Casa dello Studente di via Cesare Battisti, con due spettacoli, e si concluse l’anno successivo alla Sala “Filarmonica Laudamo”.

Nel 1964 e nel 1968, infine, si colloca a Messina l’attività del “Cut” (Centro Universitario Teatrale), che si ispira al Teatro Sperimentale nel tentativo di proporre un progetto culturale più ampio attorno agli spettacoli messi in scena e di colmare un vuoto teatrale esistente in città, soprattutto per le giovani generazioni. I testi, di Eliot e Shakespeare per la prima stagione e di Beckett e Ionesco per la successiva, vennero realizzati con la regia di Paola Gullì Pugliatti, che li tradusse con Lucia Girlanda, la scenografia di Marco Dentici e i costumi di Fabio Trombetta e Maria Cartoceti, con un nuovo cast di attori e collaboratori alla regia come Elvira Natoli, Antonio Colajanni, Mimmo Scolarici, Gianluigi Calderone, Nicola De Domenico. All’iniziativa presero parte, tra gli altri, Lucio Barbera, Massimo Basile, Enrico Mormina, Giovanni Cantio, Renato Musmeci, Salvo Politi. Tra le iniziative più “rivoluzionarie” del Cut, l’invito a Messina dell’Open Theater Ensemble di New York (13 maggio 1968) e lo spettacolo con Laudi del XIII e del XIV secolo nei ruderi della chiesa medievale “La Badiazza” (28 giugno 1968).

In quegli anni, va ricordata l’istituzione di una Compagnia Stabile di Prosa, a partire dalla stagione 1965-1966, sostenuta, fondata e diretta dall’attore e regista Massimo Mollica, per garantire un’offerta teatrale continua alla città. Qualche anno prima, lo stesso Mollica aveva promosso la produzione del “Ridottissimo”, in una saletta del Teatro Savoia.  

L’edificio è costituito da tre corpi di fabbrica destinati a funzioni differenti, un teatro con una capienza di 850 posti con quattro platee, un auditorium all’aperto da 250 posti, una biblioteca ed un centro espositivo sul terrazzo. Il progetto venne elaborato dall’ingegnere Aldo d’Amore e dall’architetto Fabio Basile, i quali vinsero il concorso di progettazione nel 1975, anche se l’effettiva realizzazione dell’edificio avvenne nel 2010. La causa di questo ritardo è ascrivibile al ritrovamento di reperti archeologici di epoca romana nel corso degli scavi necessari per la realizzazione dell’opera.

Costruita da Giacomo del Duca tra il 1589 e il 1600, è stata, insieme all’annesso palazzo, sede dell’ordine dei Cavalieri di Malta dopo la cacciata da Rodi (1136) Dell’antico edificio rimane la tribuna di Via Placida, massiccia architettura che tra pareste, lesene e nicchioni si articola in un suggestivo gioco geometrico e chiaroscurale. L’edificio conserva al suo interno le reliquie di San Placido, il monumento funebre all'umanista Maurolico, la tomba dell’architetto Grunenberg.

Il sito ospitò nel 1222 un gruppo di frati Minori cui fu offerto un terreno sul torrente Boccetta, fuori della mura cittadine. Per qualche tempo ospitò anche S. Antonio da Padova, giunto fortunosamente a Messina durante un viaggio verso il Marocco. Nel 1254 i nobili messinesi finanziarono la costruzione del tempio secondo un disegno siculo – normanno, di cui le tre abside, immortalate da Antonello nella Pietà del Museo Correr (1476), sono tra gli elementi originali riutilizzati dall’architetto Valenti nella ricostruzione (1929) post sisma.

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