PREMESSA
Il nostro obiettivo è quello di condurre il visitatore alla scoperta delle diverse espressioni dell’arte contemporanea Messinese. Infatti, questo portale web permette al visitatore di accedere ad informazioni, immagini video ed audio, riguardanti l’offerta turistico-culturale sull’arte contemporanea della città. Inoltre, esso ambisce a divenire un incubatore d'arte contemporanea, per mezzo del quale sarà possibile associare ad ogni luogo, identificato da un grande valore nel campo storico, artistico e culturale, una particolare enfasi, rendendolo unico e carico di pathos. Cosa aspetti? Buona navigazione alla scoperta dell' arte contemporanea Messinese!
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La Dogana fu progettata dall’architetto Luigi Lo Cascio che era, in quel periodo, un funzionario del Genio Civile di Messina. L’appalto venne affidato alla Federazione delle Cooperative di Ravenna che diede inizio alla costruzione nel 1912 e la ultimò dopo circa due anni. Il progetto dell’architetto Lo Cascio prevedeva la suddivisione dell’edificio in più blocchi tra loro collegati che avrebbero potuto ottemperare alle necessità del porto al cui servizio era realizzato l’edificio. Il complesso architettonico si articola in una palazzina a due piani nella quale sono localizzati gli uffici, affiancata da altri corpi di fabbrica ad unica elevazione destinati a magazzini.
Colapesce, ovvero Nicola Pesce, era un giovane e temerario pescatore innamorato del mare. La sua leggenda ha numerosissime varianti tante quante sono le patrie che si contengono la sua nascita. Messina è una di quelle, e forse l’ambientazione più plausibile della struggente storia di questo uomo pesce che seguendo il re Federico II in un rilancio di scommesse finì nel fondo del mare per recuperare un monile d’oro, gettato a mò di sfida dal monarca. Giunto nelle profondità marine, Colapesce avrebbe trovato le tre colonne che reggono la Sicilia, metafora perfetta dei tre capi dell’Isola Lilibeo, Passero e Peloro. Notando che una di esse fosse in procinto di spezzarsi decise di rimanere negli abissi sostituendosi ad essa. In questa pensilina Gabriella Davì racconta il mito con grande semplicità, unendo un segno grafico sintetico e fiabesco a poche misurate parole che restituiscono la dimensione orale di questo mito.
Realizzata nel 1927 dallo scultore Ercole Drei (Faenza, 1886 – Roma, 1973), il gruppo, in lega di bronzo e alluminio, sormonta la monumentale facciata del Palazzo di Giustizia (1928) disegnato da Marcello Piacentini.
L’opera compare nella monografia “Ex Camera. Fotografie di Giulio Conti (1965 – 2005), prezioso contributo la cui pubblica presentazione venne incorniciata da una suggestiva mostra al Teatro Vittorio Emanuele II nel novembre del 2006. Fotomontaggio realizzato con la computer grafica, l’immagine è una prova preziosa della acutezza della visione concettuale ed estetica di Conti.





