Isolato VII della Palazzata - Ex Palazzo Littorio

Testo Ridotto: 

La sede del Palazzo Littorio, realizzato dal 1938 ed ultimato poco prima della seconda guerra mondiale insieme all’isolato VIII, fu realizzata dopo la costruzione dei tre primi isolati della Palazzata. Si avverte, rispetto a questi, una evoluzione nel linguaggio architettonico che ricorre all’uso di volumi puri, elementi semplici nobilitati dall’uso di lastre travertino che, ricoprendo gran parte delle superfici verticali dell’edificio, creano una gerarchia tra la torre, più alta e totalmente ricoperta da lastre di travertino, ed il volume con il quale questa si compenetra, caratterizzato da una successione di specchiature lisce trattate ad intonaco scandite da paraste ricoperte con travertino.

Testo Medio: 

La sede del Palazzo Littorio, realizzato dal 1938 ed ultimato poco prima della seconda guerra mondiale insieme all’isolato VIII, fu realizzata dopo la costruzione dei tre primi isolati della Palazzata. Si avverte, rispetto a questi, una evoluzione nel linguaggio architettonico che ricorre all’uso di volumi puri, elementi semplici nobilitati dall’uso di lastre travertino che, ricoprendo gran parte delle superfici verticali dell’edificio, creano una gerarchia tra la torre, più alta e totalmente ricoperta da lastre di travertino, ed il volume con il quale questa si compenetra, caratterizzato da una successione di specchiature lisce trattate ad intonaco scandite da paraste ricoperte con travertino. L’uso dell’intonaco è limitato alle specchiature e ai grandi balconi le cui solette sono un tutt’uno con il parapetto che risulta sormontato da una balaustra in pietra che richiama il motivo del portico di copertura. Infatti la copertura dell’edificio, intesa nel progetto originario della palazzata come una sorta di passeggiata continua sopra gli edifici (che avrebbero dovuto avere destinazione d’uso pubblica), riprende questo concetto dotandosi di un portico che denuncia le ascendenze razionaliste dell’edificio.

Testo Esteso: 

La sede del Palazzo Littorio, realizzato dal 1938 e ultimato poco prima della seconda guerra mondiale insieme all’isolato VIII, fu realizzata dopo la costruzione dei tre primi isolati della Palazzata. Si avverte, rispetto a questi, un’evoluzione nel linguaggio architettonico che ricorre all’uso di volumi puri, elementi semplici nobilitati dall’uso di lastre travertino che, ricoprendo gran parte delle superfici verticali dell’edificio, creano una gerarchia tra la torre, più alta e totalmente ricoperta da lastre di travertino, ed il volume con il quale questa si compenetra, caratterizzato da una successione di specchiature lisce trattate ad intonaco scandite da paraste ricoperte con travertino. L’uso dell’intonaco è limitato alle specchiature e ai grandi balconi le cui solette sono un tutt’uno con il parapetto sormontato da una balaustra in pietra che richiama il motivo del portico di copertura. La copertura dell’edificio, intesa nel progetto originario della palazzata come una sorta di passeggiata continua sopra gli edifici (che avrebbero dovuto avere destinazione d’uso pubblica), riprende questo concetto dotandosi di un portico che denuncia le ascendenze razionaliste dell’edificio. Le lastre di travertino che ricoprono la gran parte delle superfici, rispondono a una logica modulare che tiene conto anche dell’orientamento dei piani di giacitura delle lastre impiegate. In via Garibaldi, all’estremità nord del volume di maggiore mole è apposta una raffigurazione del popolo italiano scolpita su lastre di travertino di maggiore spessore alla quale corrisponde, sulla facciata di via Vittorio Emanuele, la scritta OSARE DURARE VINCERE. Nel corso dei bombardamenti cui fu sottoposta la città, l’edificio subì numerosi danni che ne determinarono un massiccio intervento di restauro. Dopo la seconda guerra mondiale l'edificio fu destinato a Ufficio Tecnico Erariale e pertanto, pur rimanendo sostanzialmente immutata la forma esteriore, gli adeguamenti che si resero necessari per adattare gli spazi all'attuale struttura burocratica, trasformarono in qualche caso l'originaria configurazione degli spazi. E' questo il caso della grande sala della torre a nord dell'edificio in cui gli adattamenti necessari per l’accoglienza del pubblico hanno tenuto in scarso conto gli originari spazi, come si può agevolmente riscontrare nella disposizione dei pavimenti. Gli interventi di restauro che hanno interessato le strutture, tra cui quello svoltosi alla fine del XX secolo, non sono stati rispettosi degli orientamenti dei piani di giacitura delle lastre, dando luogo ad una percezione dell’opera diversa dall’originaria. Tutto l’edificio è comunque avvertito dal riguardante come una monumentale opera in pietra che, insieme al frontistante edificio dell’INFAIL, si relaziona con il Municipio lasciando, in corrispondenza di Largo Minutoli, un’ampia veduta sul sulla falce e sul porto.

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progetto palazzata

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http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/dd/Palazzata_di_Messina%28Giuseppe_Samon%C3%A0%291.jpg
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