Malastrada

Title: 
Malastrada
Testo Ridotto: 

Prodotto dalla compagnia Pubblico Incanto, Malastrada, in dialetto messinese, è un testo di Tino Caspanello, che ne firma la regia e lo porta in scena insieme agli attori Cinzia Muscolino e Tino Calabrò. I tre personaggi che lo compongono si muovono, assecondando una precisa geometria non solo fisica ma anche emotiva, in uno spazio oscuro e senza nome, sul quale tuttavia incombe una presenza invisibile e minacciosa. Si tratta del Ponte sullo Stretto di Messina che, mai esplicitamente citato, diviene il pretesto per la deflagrazione di una violenza destinata ad incidere su dinamiche familiari ambigue come il contesto in cui prendono corpo. Il testo è apparso su «Hystrio» n. 4 (2010) ed è pubblicato nel volume Teatro di Tino Caspanello, Editoria&Spettacolo, 2012.

Testo Medio: 

Prodotto dalla compagnia Pubblico Incanto, Malastrada, in dialetto messinese, è un testo di Tino Caspanello, che ne firma la regia e lo porta in scena insieme agli attori Cinzia Muscolino e Tino Calabrò. I tre personaggi che lo compongono si muovono, assecondando una precisa geometria non solo fisica ma anche emotiva, in uno spazio oscuro e senza nome, sul quale tuttavia incombe una presenza invisibile e minacciosa. Si tratta del Ponte sullo Stretto di Messina che, mai esplicitamente citato, diviene il pretesto per la deflagrazione di una violenza destinata ad incidere su dinamiche familiari ambigue come il contesto in cui prendono corpo. Non si discute, infatti, di questioni politiche o socio-economiche, ma si riflette su una storia ai limiti della realtà eppure tragicamente verosimile, di cui uno dei temi portanti è quello del ricatto. Si legge nelle note di regia:

Verrebbero distrutte case e strade, rasi al suolo cimiteri e nuclei boschivi, sparirebbero mestieri e microeconomie; verrebbe dunque intaccato pericolosamente il tessuto sociale, così delicato nei suoi equilibri già precari per annose, secolari questioni che ancora oggi fanno del meridione d’Italia il “meridione”. Il dubbio che nasce di fronte all’ipotesi di questo intervento, troppo grande per potere offrire una misura di sé, è una riflessione sulla coscienza, non soltanto dei singoli, ma anche, e forse soprattutto, dei nuclei sociali e familiari: riusciremo a mantenere intatta la nostra integrità morale di fronte al ricatto che ci obbligherà a cambiare casa, abitudini e modi di pensare?

Lo spettacolo ha debuttato nel 2008 al Festival del Teatro Civile di Vico sul Gargano (FG), dove ha ricevuto il Premio di Legambiente. Prima di questa data, era stato presentato in lettura a Udine per Extracandoni, grazie a Riccione Teatro. Tra i riconoscimenti, anche la segnalazione al Premio Dante Cappelletti. Il testo è apparso su «Hystrio» n. 4 (2010) ed è pubblicato nel volume Teatro di Tino Caspanello, Editoria&Spettacolo, 2012.

Testo Esteso: 

Prodotto dalla compagnia Pubblico Incanto, Malastrada, in dialetto messinese, è un testo di Tino Caspanello, che ne firma la regia e lo porta in scena insieme agli attori Cinzia Muscolino e Tino Calabrò. I tre personaggi che lo compongono si muovono, assecondando una precisa geometria non solo fisica ma anche emotiva, in uno spazio oscuro e senza nome, sul quale tuttavia incombe una presenza invisibile e minacciosa. Si tratta del Ponte sullo Stretto di Messina che, mai esplicitamente citato, diviene il pretesto per la deflagrazione di una violenza destinata ad incidere su dinamiche familiari ambigue come il contesto in cui prendono corpo. Scrive Caspanello:

Il ponte sullo Stretto di Messina. Cosa avrei potuto scrivere? Di cosa avrei mai potuto parlare? Del fiume immenso di denaro speso dagli anni ’60 a oggi per la progettazione di ponti di carta che non hanno mai visto né ferro né cemento? Delle acrobazie di governi e società per imporre a tutti i costi la realizzazione dell’opera? Il teatro ha bisogno di penetrare nei livelli più profondi della coscienza e là annidarsi, covare riflessioni e ipotesi. Ho immaginato il ponte, ho immaginato la sua grandezza, i suoi elementi e ho trascinato davanti a esso una famiglia, padre, madre e figlio. Come avrebbero reagito? Cosa sarebbe cambiato dentro di loro? Quale oscuro progetto avrebbe minato i loro rapporti, fino a fare esplodere, a causa di un ricatto disumano, la violenza verbale e fisica? (Caspanello 2012, pp. 6-7)

Quasi come un sogno premonitore, il filo rosso dell’attraversamento, del confine, che scorre attraverso tutta la drammaturgia caspanelliana, assume qui drammatica concretezza, in forma di un viaggio da percorrere. Ma la strada è una “malastrada”, termine dialettale che indica una deviazione rischiosa, il pericolo di un percorso insicuro, come quello spetta ad un figlio costretto dai genitori a partire, verso una meta non bene identificata. Il futuro diventa allora una trappola, presagio di un viaggio senza ritorno, metafora di uno strappo forse immendicabile alle radici. Al centro della pièce c'è dunque una riflessione esistenziale, l'ipotesi di una storia ai limiti della realtà eppure tragicamente verosimile. Si legge nelle note di regia:

C’è un luogo in Sicilia, il suo capo estremo a nord est, che dovrebbe essere lo scenario di un intervento che ha occupato, e continua ancora a farlo, le menti di politici, di ingegneri, di società e di tanta gente comune. Si tratta del progetto del ponte sullo stretto di Messina. Di tanto in tanto, con l’avvicendarsi di governi, economie e sistemi politici, l’idea del ponte ritorna puntuale a impegnare dibattiti uguali in Parlamento come nei bar, oppure rimane assopita, nascosta nelle profondità marine, proprio come i mitici mostri Scilla e Cariddi. Non si discute qui della sua necessità, dell’importanza socio-economica, della sua urgenza civile, non sono questi argomenti che interessano in questo contesto. Si parla d’altro: verrebbero distrutte case e strade, rasi al suolo cimiteri e nuclei boschivi, sparirebbero mestieri e microeconomie; verrebbe dunque intaccato pericolosamente il tessuto sociale, così delicato nei suoi equilibri già precari per annose, secolari questioni che ancora oggi fanno del meridione d’Italia il “meridione”. Il dubbio che nasce di fronte all’ipotesi di questo intervento, troppo grande per potere offrire una misura di sé, è una riflessione sulla coscienza, non soltanto dei singoli, ma anche, e forse soprattutto, dei nuclei sociali e familiari: riusciremo a mantenere intatta la nostra integrità morale di fronte al ricatto che ci obbligherà a cambiare casa, abitudini e modi di pensare?

Lo spettacolo ha debuttato nel 2008 al Festival del Teatro Civile di Vico sul Gargano (FG), dove ha ricevuto il Premio di Legambiente. Prima di questa data, era stato presentato in lettura a Udine per Extracandoni, grazie a Riccione Teatro. Tra i riconoscimenti, anche la segnalazione al Premio Dante Cappelletti. L’elaborazione suono è di Giovanni Renzo, i costumi di Cinzia Muscolino, assistente alla regia, luci e audio è Andrea Trimarchi. Il testo è apparso su «Hystrio» n. 4 (2010) ed è pubblicato nel volume Teatro di Tino Caspanello, Editoria&Spettacolo, 2012. 

Tag Principali: 
Data e Luogo Opera: 

Malastrada, debutto

Luogo: 
Vico del Gargano, Teatro Civile Festival
Mappa: 
2008
Tag Data Opera: 
Thursday, July 31, 2008
Data Completa Certa (Nuovo Formato): 
Thursday, July 31, 2008
Data Certa (Solo Anno) (Nuovo Formato): 
2008
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