Isolato 339 (I comparto) del PR di Messina

Artista: 
Testo Ridotto: 

Il primo comparto dell’isolato 339 del Piano Regolatore di Messina fu realizzato nel 1923 su progetto dell’architetto Gino Peressutti che intervenne in diversi altri importanti edifici della ricostruzione. Tuttavia il progettista, che è lo stesso che progettò Cinecittà a Roma, utilizza in questa costruzione un linguaggio totalmente differente, nel quale le linee neobarocche servono per “vestire” un edificio la cui struttura è muratura confinata con travi e pilastri di cemento armato, materiale del quale probabilmente non erano ancora del tutto sfruttate le possibilità espressive e strutturali.

Testo Medio: 

Il primo comparto dell’isolato 339 del Piano Regolatore di Messina fu realizzato nel 1923 su progetto dell’architetto Gino Peressutti che intervenne in diversi altri importanti edifici della ricostruzione. Si tratta di due edifici in linea, accoppiati ai due angoli di un comparto, ciascuno servito da un corpo scala al quale si accede dai fronti nord e sud. Le facciate possiedono una smodata tendenza ad enfatizzare le decorazioni a stucco ricoprendo tutte le superfici con motivi decorativi fatti con volute, festoni e motivi fitomorfi. I due edifici giustapposti possiedono un asse di simmetria che passa per i due portoni di ingresso che individua la gerarchia che presiede nella composizione delle campate dell’edificio. La presenza di una trifora che sormonta il portale di ingresso è sottolineata dalla presenza di un lungo balcone che protegge l’ingresso. Al piano terreno il basamento in lastre di pietra conferiva qualità all’intervento. Il piano delle botteghe è caratterizzato da aperture a finto arco che si aprono ad ogni campata, fatta eccezione per i due portoni di ingresso, posti, come detto, lungo le facciate a nord ed a sud.

Testo Esteso: 

Il primo comparto dell’isolato 339 del Piano Regolatore di Messina fu realizzato nel 1923 su progetto dell’architetto Gino Peressutti che intervenne in diversi altri importanti edifici della ricostruzione. Tuttavia il progettista, che è lo stesso che progettò Cinecittà a Roma, utilizza in questa costruzione un linguaggio totalmente differente, nel quale le linee neobarocche servono per “vestire” un edificio la cui struttura è muratura confinata con travi e pilastri di cemento armato, materiale del quale probabilmente non erano ancora del tutto sfruttate le possibilità espressive e strutturali. Tale condizione fa si che le aperture rimangano strette nei confronti dello spessore del muro che si riflette nell’illuminazione interna delle stanze. Si tratta di due edifici in linea, accoppiati ai due angoli di un comparto, ciascuno servito da un corpo scala al quale si accede dai fronti nord e sud. Le facciate possiedono una smodata tendenza ad enfatizzare le decorazioni a stucco ricoprendo tutte le superfici con motivi decorativi fatti con volute, festoni e motivi fitomorfi. I due edifici giustapposti possiedono un asse di simmetria che passa per i due portoni di ingresso che individua la gerarchia che presiede nella composizione delle campate dell’edificio. La presenza di una trifora che sormonta il portale di ingresso è sottolineata dalla presenza di un lungo balcone che protegge l’ingresso. Al piano terreno il basamento in lastre di pietra conferiva qualità all’intervento. Il piano delle botteghe è caratterizzato da aperture a finto arco che si aprono ad ogni campata, fatta eccezione per i due portoni di ingresso, posti, come detto, lungo le facciate a nord ed a sud. Tutte le aperture sono sormontate da volute che ne enfatizzano la funzione creando movimento attraverso la composizione e l’alternanza degli elementi decorativi di facciata. Il piano superiore è invece caratterizzato dalla presenza di sole finestre che ne fanno una sorta di “mezzanino”. Tutte le aperture dell’edificio sono concluse ad arco che però in questo caso è realizzato in cemento armato. Al terzo livello fuori terra ciascuna apertura è dotata di un balcone i cui parapetti sono realizzati con balaustrini in cemento armato che rimandano a quelli presenti nella terrazza di copertura. Anche in questo caso il frazionamento della proprietà ha dato luogo ad interventi poco accorti che non hanno tenuto conto delle originarie volumetrie dell’edificio e le hanno trasformate, così come le superfici che caratterizzavano in origine questo edificio.      

Data Luogo Opera: 
Tag Movimento: 
Galleria Immagini: 
QR Code: 

Tag Tipo Opera: